F1: Bentornato Robert Kubica

Dopo sette anni e diciotto operazioni il polacco Robert Kubica rientra in F1 dalla porta principale. Per riprendersi ciò che il destino gli ha tolto in un maledetto giorno d’inverno sulle strade della Liguria. Sul corpo porta i segni del terribile schianto al rally di Andora. Nell’anima le cicatrici invisibili di una carriera stroncata sul più bello, con un sedile in Ferrari già prenotato. «È uno dei più veloci che abbia mai visto, se corresse ora lotterebbe per il Mondiale. Spero che torni». Complimenti sinceri da Lewis Hamilton, condivisi anche da un altro campione del mondo, Fernando Alonso. L’affetto per il polacco si misura nei migliaia di tifosi all’Hungaroring per guardarlo sulla Renault bicolore, nella sala stampa allargata per contenere gli oltre cento giornalisti da Varsavia. Dicono sia un test, ma sembra una favola. Se poi il finale sarà di zucchero è presto per dirlo. Di sicuro dopo oggi nulla sarà più come prima per Robert. Agli amici aveva promesso: «Tornerò solo quando sarò di nuovo ai miei livelli». Così è stato. Kubica ha abbattuto limiti fisici e mentali. «Sono il giudice più severo di me stesso — ha ripetuto martedì a Sky — I primi giri indirizzeranno la giornata, ma sono fiducioso». 

Più del sole infuocato di Budapest e dell’emozione di ritrovarsi sulla pista con Vettel e Raikkonen, ha confidato di temere guai tecnici. La prova della verità, sulle monoposto ibride a lui sconosciute, non ammette repliche: «Questo è l’ultimo step con la Renault — spiega il manager, Alessandro Alunni Bravipoi non abbiamo altri accordi. Il suo futuro ricomincia giovedì». Ma se dovesse confermarsi velocissimo, i francesi lo prenderanno in considerazione per il 2018.

Di resilienza è fatta la «second life» di questo 32enne con l’Italia nel cuore (vive a Forte dei Marmi). “All’operazione” ritorno lavorava da tempo, il percorso per risalire su una monoposto è stato lungo e faticoso. Dopo l’addio ai rally, Robert, undici mesi fa, riassapora il senso di una gara collettiva a Spa, una pista impegnativa, su una vettura da Gt, scelta per l’abitacolo angusto.

È solo il primo «quadro» di un videogame in cui supera tutti i livelli aspettando il mostro finale: gli esami al simulatore, quelli con i prototipi di Le Mans per ritrovare le curve veloci, un assaggio di Formula E. E ancora: guida una vettura di Gp3 priva di servosterzo per capire quanto possono spingere i suoi muscoli. Tanto. Come confermano le due giornate su una F1 del 2012 a Valencia e a Le Castellet in cui ha divorato mille km senza esitazioni.

Nell’ultima sessione al Paul Ricard poi i francesi, volutamente, hanno alzato l’asticella complicandogli la vita con regolazioni e assetti. Lui leggero come una piuma, dopo tre tornate ha ripescato vecchi automatismi. Testa e corpo che si ritrovano, l’equilibrio perfetto. Fino al prossimo giro di giostra. O di bici. In Versilia il polacco si allena con Alessandro Petacchi, che racconta: «Ha una volontà di ferro e una capacità di adattamento incredibile: vuole sempre faticare, per sopperire ai limiti del braccio ha trovato una sua posizione. Se io andassi così uscirei con la schiena rotta. Lui non fa una piega».

Intanto in mattinata Robert a bordo della Renault ha completato 74 giri ricoprendo l’intera distanza di gara (70 tornate).Il polacco ha confermato che la sua condizione fisica è tale che non risente dello sforzo anche su una pista massacrante come quella magiara. Robert ha finito il lavoro di raccolta dati che gli era stato chiesto di fare nella mattinata e risulta solo settimo nella lista dei tempi, ma avrà maggori libertà di cercare le prestazioni nel pomeriggio.

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